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Le Mie Ricette e Consigli Vari

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    Postato: 30 Jul 2010 alle 17:22
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Spaghetti alla puttanesca



Spaghetti alla puttanesca
  • Ingrediente principale della ricetta

    Pasta

    La Pasta



  • Difficoltà: Bassa
  • Cottura: 20 min
  • Preparazione: 20 min
  • Dosi per 4 persone


puttanesca_ingr200_ric.jpgGli spaghetti alla puttanesca, sono un primo piatto tipico romano, molto apprezzato e richiesto dai turisti che si trovano a gustare i sapori della cucina italiana nella capitale; vengono preparati con pomodoro, acciughe, capperi, olive nere, peperoncino e prezzemolo.

Sull’origine del colorito nome di questi spaghetti, varie sono le teorie e le leggende che si raccontano, le più delle quali ci riconducono alle case di appuntamento dove, per attirare gli avventori, venivano cucinati questi veloci e saporiti spaghetti.


Ingredienti


■ Preparazione


Lavate i pomodori e scottateli in acqua bollente per un minuto, poi spellateli, strizzateli per togliere loro i semi e l’acqua di vegetazione, poi tagliateli in cubetti.
Dissalate sotto l’acqua corrente le acciughe e i capperi, poi asciugateli bene.
puttanesca_padella_ingr_ric.jpg
In una padella, ponete l’olio, l’aglio sbucciato, il peperoncino, le acciughepreventivamente aperte a libro, private delle lische e tritate, le olive denocciolatetagliate a rondelle e i capperi tritati grossolanamente; fate saltare questi ingredienti per qualche minuto, poi aggiungete il pomodoro e lasciate cuocere per circa 10-15 minuti a fuoco dolce.
puttanesca_pomodoro_ric.jpg
Trascorso il tempo necessario, aggiustate di sale e aggiungete 1 cucchiaio di prezzemolo tritato.

Nel frattempo lessate gli spaghetti in abbondante acqua salata, e quando saranno al dente, scolateli e buttateli nella padella contenente il sugo alla puttanesca; fateli saltare qualche secondo e poi servite immediatamente sui piatti di portata cospargendo con il rimanente prezzemolo tritato.


■ Consiglio


Potete sostituire i pomodori freschi con della polpa a pezzettoni di pomodoro (o dei pelati) in scatola. 
Per rendere più colorata questa ricetta, potete utilizzare 50 gr di olive nere e 50 gr di olive verdidenocciolate e tagliate a rondelle.

Buon appetito!Wink




Modificato da 911 - 30 Jul 2010 alle 17:27
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Ti porto con me, perchè sei nella mia mente.
Ti porto con me, perchè sei nel mio cuore.
Ti porto con me, perchè sei nella mia anima.
Ti porto con me, perchè non posso non pensare a te
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Questo piatto l'ho sperimentato sabato sera, ha avuto molto successo perchè è buonissimo,ma incredibilmente semplice da fare!!

Ingredienti: (per 4)

350 gr di gnocchetti sardi ( 400 se siete dei mangioni!)
150 gr di ricotta
250 gr di salsiccia
mezzo bicchiere di vino bianco
1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
1 bustina di zafferano
pecorino grattugiato
olio e.v.o
sale e pepe

Procedimento:
Mettete a scaldare l'acqua per la pasta e nel frattempo mescolate in una ciotola la ricotta con lo zafferano,il pecorino ( circa 3 cucchiai,assaggiate per dosare come più vi piace) e se necessario sale e pepe.
Sgranate la salsiccia.
In una padella antiaderente fate scaldare un filo d'olio e metteteci a rosolare la salsiccia sgranata.
Quando ha preso colore aggiungete in padella mezzo bicchiere di vino bianco e fatelo evaporare.Aggiungete per ultimo il cucchiaino di concentrato di pomodoro e un cucchiaio di acqua di cottura della pasta e fate cuocere la salsiccia ancora per 10-15 minuti.
Quando l'acqua bolle salatela e aggiungete i gnocchetti.
Quando sono cotti scolateli lasciandoli ancora un po' bagnati e metteteli nel composto di ricotta.
Unite la salsiccia e mescolate bene.
Servite caldo accompagnando con pecorino grattugiato.

Buon appetito! Wink
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la vera amicizia sincera e leale si vede nei brutti momenti 
chi è il vero amico,i falsi ..... ti pugnalano alle spalle e ... spariscono
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La proibizione delle corride in Catalogna ha ben poco a che fare
con i diritti degli animali.
Non è altro che una rivendicazione politica per la separazione e l'indipendenza
di Barcellona da Madrid.
Mi sembra ovvio che agli spagnoli degli animali importi poco.In realtà vogliono cancellare tutto ciò che li lega alla Spagna.
ANNIE58
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Tagliolini al salmone

 

Tagliolini al salmoneINFORMAZIONI
  • 2 persone
  • 450 Kcal a porzione
  • difficoltà facile
  • pronta in 30 minuti
  • ricetta light
INGREDIENTI
  • 100 g di salmone affumicato
  • 250 ml di brodo vegetale
  • 1 scalogno
  • 1 cucchiaio d’olio extravergine di oliva
  • pepe
  • prezzemolo
  • 160 g di tagliolini all’uovo
  • 2 cucchiai di panna
PREPARAZIONE
  • Togliere dal salmone le parti scure e coriacee e tritarlo grossolanamente con la mezzaluna su un tagliere.
  • Scaldare il brodo.
  • In una padella far soffriggere lo scalogno tritato finemente con l'olio. Quando è appena imbiondito aggiungere due cucchiai di brodo, un pizzico di sale, una grattugiata di pepe e farlo cuocere a fiamma media per 3-4 minuti.
  • Unire il il salmone e scottarlo appena il tempo necessario a fargli prendere colore.
  • Spegnere il fuoco ed unire una grattugiata di pepe e prezzemolo tritato, tenendone da parte un po' per decorare. Tenere coperto.
  • Lessare la pasta in abbondante acqua salata e, poco prima di scolarla, aggiungere mezzo mestolo di acqua di cottura nella padella del condimento, quindi accendere il fuoco.
  • Saltare la pasta scolata a fiamma vivace nella padella del condimento, unire la panna e mescolare.
  • Servire immediatamente decorando con il prezzemolo tritato tenuto da parte.
STAGIONE
Ricetta per tutte le stagioni.

NOTE

  • Se per la preparazione si vogliono usare i tagliolini fatti in casa, calcolare 1 uovo a testa e tenerne conto quando si valuta il tempo di preparazione. Quello necessario a fare la pasta è infatti di un’ora.
  • Per lessare i tagliolini fatti in casa è sufficiente 1 minuto dalla ripresa del bollore.

Buon appetito! Wink


Modificato da 911 - 01 Aug 2010 alle 11:00
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Se incontriamo un riccio...
Quando è necessario accorrere in suo aiuto.
27-06-2010 - Fonte: Promiseland.it
Sono molti i pericoli che minacciano i ricci, i mammiferi più vecchi che esistono ancora sulla terra; la loro presenza risale al periodo terziario. Se gli uomini avessero più rispetto per l'ambiente circostante, potremmo evitare loro numerosi rischi.

Giugno e luglio, purtroppo, sono i mesi nei quali possiamo contare nelle strade il maggior numero di ricci, schiacciati dalle automobili o feriti gravemente. La reazione di un riccio di fronte un possibile pericolo è quella di immobilizzarsi e di drizzare gli aculei sul dorso, grazie alla sua fascia muscolare che contraendosi, gli permette di chiudere il corpo, arti inclusi, in una sacca cutanea; arrotolandosi su se stesso, forma una impenetrabile palla di spine che scoraggia quasi tutti i potenziali aggressori. Questa tecnica purtroppo risulta vana con la volpe, che, urinando sul riccio arrotolato, lo costringe ad aprirsi per poi scaraventarsi sul fragile musino, provocandone la morte.La tattica dell'appallottolamento, inoltre, risulta inutile quando il riccio viene travolto da un automobile in corsa, che inevitabilmente lo uccide.

I nemici dei ricci non sono solamente le volpi e le automobili. Si nutrono delle loro carni anche i tassi e le civette; i cani, soprattutto di taglia grande, possono provocare la morte di ricci adulti, così come i gatti possono ucciderne i cuccioli; ma dobbiamo sottolineare che il principale nemico del riccio è l'uomo, che, con i suoi molteplici interventi deleteri, causa spesso danni irreversibili alla natura. I tombini della canalizzazione, nei quali annegano o muoiono di fame.Le reti metalliche sotto tensione elettrica usate per arginare le mandrie, che costituiscono delle trappole mortali per i ricci, in quanto il filo più basso con tensione elettrica, è troppo poco distante dal suolo.Gli aspiratori utilizzati per risucchiare le foglie, strumenti infernali che a volte aspirano i piccoli ricci, tolgono il cibo ai ricci adulti (in quanto insieme alle foglie vengono anche aspirati insetti, larve, vermi, che rappresentano la fonte principale di cibo per questi mammiferi durante la stagione fredda) e tolgono loro anche il materiale primario necessario per la costruzione del nido prima dei mesi invernali e dunque prima del letargo costituito appunto dalle foglie. Le monoculture predominano, i vasti paesaggi naturali caratterizzati da cespugli, arbusti, siepi, boschi diventano sempre più rari e ai nostri amici, dunque, mancano gli spazi vitali dove trovare il cibo, costruire un nido e le piccole oasi naturali sono spesso troppo piccole per far si che una specie possa sopravvivere.Pesticidi, concimi artificiali, diserbanti, insetticidi, non solo vengono assorbiti dal nostro suolo, ma avvelenano e provocano la morte dei piccoli animali selvatici. Ogni anno molti ricci e altri animali perdono la vita a causa dei fuochi appiccati per bruciare l’erba e le foglie secche.Un'altra trappola mortale per i ricci e altri piccoli animali è rappresentata dalle piscine, che, non coperte di notte, non danno speranza a coloro che vi finiscono dentro; le pareti lisce e verticali impediscono ai malcapitati di risalire e dopo lunghi ed estenuanti tentativi di fuga, i piccoli animali muoiono agonizzanti.

Cosa possiamo fare noi, in caso dovessimo imbatterci in un riccio, sano che vaga di giorno, ferito, ammalato, orfano, di un riccio, insomma, bisognoso di un pronto intervento, prima di essere affidato alle cure di un CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici)? Ricordiamoci, che se l’istinto è quello di detenerlo in casa o nel proprio giardino, abbandoniamo questa idea, perché, il riccio è un animale protetto dalla Convenzione Europea di Berna del 1979 ed è, inoltre, protetto dal 1977 dalla legislatura italiana. Prima di contattare un veterinario o un centro specializzato, è fondamentale effettuare le seguenti verifiche, per snellire la consulenza telefonica di un esperto:

- pesare l’animale è fondamentale per capire se abbiamo di fronte un neonato, un cucciolo, un adolescente o un adulto; se non abbiamo a portata di mano una bilancia, possiamo regolarci, se il riccio si appallottola, associando le sue dimensioni a quelle di un frutto: pesa circa 100/200 g. se ha le dimensioni di un mandarino, circa 300/400 g. se ha la grandezza di un arancia, circa 500/600 g. se il suo corpo ci ricorda un pompelmo o oltre 700g. se grande quanto un melone;

- guardare il colore degli aculei;

- verificare la sua vitalità (si chiude, barcolla, rimane aperto, se il riccio non si appallottola, potrebbe significare che il nostro piccolo mammifero è malato);

- verificare se presenti eventuali ferite, se sono rosse sanguinanti, marroni-verdastre, con secrezioni o meno; se sul suo corpo osserviamo delle ferite e queste sono vecchie di qualche giorno, emettono un odore cattivo, putrido. Potrebbero essere presenti delle uova di mosche o le larve che lo stanno mangiando vivo. In questo caso, la sola cosa che possiamo fare è contattare urgentemente un veterinario o ancora meglio un centro specializzato;

- controllare se presenti sul corpo dell’animale, parassiti come zecche, somiglianti a semi di anguria di vario colore, dal grigio al marrone, pulci, acari;

- segnalare dove abbiamo trovato il riccio, in campagna, in strada e con chi abbiamo trovato il riccio, se solo o con altri esemplari.

Se soccorriamo il riccio, nel periodo che va da aprile a settembre, dobbiamo verificare se nei dintorni, nascosti tra i cespugli, ci sono i cuccioli, perché potremmo trovarci di fronte ad un riccio femmina che ha da poco partorito e nel caso ci fosse una cucciolata, bisogna con dei guanti, prendere anche i piccoli, adagiarli in una scatola con una borsa dell'acqua calda e portarli insieme alla mamma in un centro di recupero. Mai però mettere mamma e cuccioli nella stessa scatola, perché quest'ultima potrebbe non riconoscerli e spaventata potrebbe addirittura ucciderli!

Dopo aver contattato un esperto e mentre attendiamo di agire per soccorrere i nostri piccoli amici, possiamo intanto metterli in una scatola alta in una stanza, mai al sole! Se si tratta di un cucciolo o di un riccio ferito, mettergli nella scatola una borsa dell'acqua calda avvolta in un panno per evitare che si possa scottare e in modo da mantenere costante il calore del corpo, potrebbe andare in ipotermia anche d'estate.Se ferito, mettere sul fondo della scatola, semplicemente della carta da cucina, che ci consente di verificare se sanguina o se ci sono delle pulci ed è più igienica di qualsiasi altro materiale; se invece il riccio è sano, possiamo rendere il suo giaciglio più accogliente, adagiando sul fondo fieno o paglia. Mai mettere segatura perché potrebbe andargli negli occhi, nella bocca o nella ciotola. Una volta che lo abbiamo messo in un luogo tranquillo, possiamo nutrirlo, ricordandoci che è un animale carnivoro e quindi possiamo offrirgli delle crocchette o umido per gatti, il doppio della quantità che daremmo ad un gatto, perché il riccio ha bisogno di mangiare molto e non rischia l'indigestione! Mai dargli il latte di mucca perché non digerisce il lattosio, mai patate, insalata, carote, mandorle che sono tossiche per i ricci o nocciole! Dobbiamo ricordarci che abbiamo di fronte un animale selvatico, quindi non dobbiamo trattarlo come un animale domestico, evitare di coccolarlo! Non lasciarlo libero per casa, perché purtroppo, le nostre abitazioni sono piene di luoghi insidiosi per i nostri mammiferi: scale, la parte posteriore dei mobili, i cavi e le prese elettriche potrebbero trasformarsi in imminenti pericoli mortali. Evitare di farlo entrare in contatto con i nostri amici domestici, perché una volta guarito e rimesso in natura, potrebbe avere difficoltà a distinguere gli animali pericolosi dagli animali per lui innocui.

Questi sono i principali consigli per un primo pronto soccorso prima di portare il nostro piccolo mammifero in un CRAS (Centro di Recupero Animali Selvatici - http://www.recuperoselvatici.it/elenco.htm), che provvederà a riabilitarlo in caso di malattia o ferite o che provvederà ad allevare i cuccioli rimasti eventualmente orfani!

Autore: Tamara Mastroiaco - redazione di Promiseland
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LA PIADINA

Sagre in Romagna
 

Antichissima è la presenza dellapiadina sulle tavole romagnole, fino agli anni ‘60, quando insieme alla cultura contadina, ha rischiato di essere dimenticata.
Ma così non è stato, anzi, è aumentata in modo esponenziale la notorietà della piadina, cambiando un po’ le sue caratteristiche di consumo e passando da alternativa al pane degli antichi contadini a cibo versatile dei romagnoli moderni. 

Oggi la piadina (o piada) è difficilmente catalogabile: variante del pane, come sempre, ma può essere uno spuntino da sola o imbottita, può diventare crescione, ripieno di verdure, formaggi o, negli ultimi anni di tutto l’immaginabile e, a volte, oltre... E ancora può diventare un dolce, oppure trasformatesi per essere addentata anche dai più convinti vegetariani sostituendo il tradizionale strutto con l’olio d’oliva o latte di soia. 
A testimoniare la vitalità e tipicità della piada vi è anche il fatto che esistono numerose ricette e modi di prepararla che variano da località a località.

Un breve excursus di stili: partendo dalla costa riminese, dove la piadina è fine, fine e si chiama solitamente piada, e procedendo verso l’interno, il cesenate e il forlivese e a nord sulla costa verso Ravenna e da qui ancora verso l’interno, fino a salire sulle colline e poi sulle montagne, la piadina, senza perdere la sua friabilità, diventa grossa. 
Grossa tanto da essere tagliata a metà per stendervi un buono strato di squacquarone... come faceva mio nonno e come faccio io quando mi trovo tra le mani una piadina con le caratteristiche giuste (spessore e friabilità) e il tempo di farlo, perché l’operazione è un po’ complicata e richiede pazienza, nel tagliarla senza romperla e nel mangiarla senza far colare il formaggio... ma così è buonissima!

LA RICETTA TRADIZIONALE DELLA PIADINA

Ingredienti: 
Un chilo di farina non troppo setacciata (altrimenti diventa esageratamente fine); 4 grammi di bicarbonato di sodio, 300 grammi di strutto (ma alcune azdore assicurano che ne bastano anche cento) e sale. Se non volete usare lo strutto provate con mezzo bicchiere di olio extra vergine di oliva.

Esecuzione: 
Impastare tutti gli ingredienti assieme. 
Aggiungere un po' d'acqua per formare un impasto piuttosto sodo. Oppure, al posto dell'acqua potete mettere il latte o addirittura il vino bianco secco. Distendere l’impasto col mattarello, sulla spianatoia formando un bel tondo di pasta più o meno sottile a seconda dei gusti. Cospargere di tanto in tanto il mattarello con la farina, altrimenti la pasta si potrebbe attaccare al legno e il sottile "lenzuolo" bucarsi. Mettere a cuocere la pasta sul testo di terracotta, sotto cui deve ardere un fuoco piuttosto allegro, perché la piadina va cotta in fretta. 
Man mano che la piadina si cuoce in superficie forma delle lievi bolle, che vanno schiacciate con le punte di una forchetta, le cui impronte restano anche dopo la cottura, a ricordare il lavoro delle donne davanti al calore del testo bollente. 
Armatevi anche di un coltello a lama lunga, che vi servirà a rigirare in senso orario e a rivoltare il disco di pasta.

Buon appetito! Wink

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Rigatoni alla norcina con tartufo nero

Un sapore decisamente unico


I rigatoni alla norcina con il tartufo nero sono uno dei primi piatti che apprezzo maggiormente. Il tartufo deve essere nero perchè il gusto della salsiccia coprirebbe quello del bianco, più soave e delicato. Inoltre deve essere rigorosamente fresco.

Monda i funghi e tagliali in pezzettini molto piccoli (quasi sbriciolati), togli la pelle delle salsicce e tenta di sminuzzarne l'impasto a crudo con una forchetta.

Versa in una padella due cucchiai di olio extravergine di oliva e fai scaldare lentamente Quando l'olio è abbastanza caldo versa l'impasto delle salsiccie , durante la cottura usa un mestolo di legno per sminuzzare quanto possibile le salsicce (per ridurle a macinato).

Quando l'impasto delle salsicce è abbastanza cotto versa il vino facendolo evaporare, aggiungi i funghi sminuzzati e copri la padella con un coperchio lasciando cuocere per circa mezz'ora a fuoco allegro. In ogni caso cuocere sino alla cottura dei funghi.

Fai cuocere la pasta, ma due minuti prima di scolarla versa la panna fresca nella padella, con il condimento ancora caldo. Mantieni il fuoco bassissimo, la panna fresca deve scaldarsi ma non deve arrivare ad ebollizione. In caso spegni il fuoco.

Dopo aver scolato la pasta, versala nella pentola di cottura insieme al condimento della padella ed amalgama bene il tutto. Dopo aver composto i piatti arriva la parte più divertente; prendi il tartufo nero (ovviamente pulito) e grattugialo sopra i piatti caldi. Servi e buon appetito.

Consigli

In alternativa alla panna fresca è ovviamente possibile utilizzare la panna UHT da cucina, ma il sapore della panna fresca è inegualiabile. Per contro tende a coagulare in fase di raffreddamento, per cui il piatto va mangiato caldo e non va fatto freddare troppo. Per quanto riguarda il tartufo nero, la pulitura si effettua togliendo  i residui di terra con un coltellino e con una spazzolina apposita. Per grattugiare il tartufo è assolutamente necessario disporre di un apposito strumento, poichè utilizzando una grattugia normale si corre il rischio di rovinarlo (è molto delicato).

Ingredienti per 4 persone

  • Tartufo nero fresco, 80 gr.
  • Rigatoni di grano duro, 500 gr
  • Salsicce con impasto fine, 3
  • Funghi freschi Champignon 200 gr
  • Panna fresca, 250 ml
  • Olio extravergine di oliva

Buon appetito! Wink
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Spaghetti alle vongole

     


Spaghetti alle vongoleINFORMAZIONI
  • 2 persone
  • 420 Kcal a porzione
  • difficoltà facile
  • pronta in 30 minuti
  • ricetta light
INGREDIENTI
  • 500 g di vongole
  • una decina di rametti di prezzemolo
  • 1 spicchio d'aglio
  • 2 cucchiai d'olio extravergine di oliva
  • pepe
  • 160 g di spaghetti
  • sale grosso
PREPARAZIONE
  • Lavare accuratamente le vongole sotto acqua corrente e metterle in una capace casseruola. Porle sul fuoco a fiamma vivace ed attendere che si aprano. Generalmente occorrono 5-7 minuti. Mescolare di tanto in tanto.
  • Quando sono pronte sgusciarle lasciandone qualcuna intera per decorare e filtrare il liquido di cottura.
  • Lavare il prezzemolo, selezionarne le foglie e tritarle finemente con la mezzaluna su un tagliere assieme allo spicchio d'aglio spellato.
  • In una capace padella mettere l'olio, il trito e farlo soffriggere a fiamma dolce facendo molta attenzione a che l'aglio non bruci.
  • Unire le vongole e mescolare accuratamente. Aggiungere 2 cucchiai di liquido di cottura, far insaporire qualche istante, unire una grattugiata di pepe, spegnere il fuoco e coprire.
  • Lessare la pasta in abbondante acqua salata e, poco prima di scolarla, aggiungere mezzo mestolo di acqua di cottura nella padella del condimento, quindi accendere il fuoco.
  • Saltare la pasta scolata a fiamma vivace nella padella del condimento per qualche minuto, girando di frequente.
  • Servire immediatamente con un filo d'olio a crudo e decorare con foglie di prezzemolo.
STAGIONE
Marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre.
AUTORE
Realizzata da Barbara Farinelli.
NOTE
  • Il tempo di preparazione indicato non tiene conto dello spurgo delle vongole, procedura necessaria per eliminare i residui di sabbia. Occorre lasciarle a bagno in acqua e sale per due ore circa. La proporzione giusta è di un cucchiaio di sale ogni litro d’acqua.

  • Buon appetito! Wink

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31/05/2010 10.24.00
In autunno i primi piatti d'Italia 
protagonisti in Umbria
Dal 23 al 26 settembre il centro di Foligno si trasforma in originale villaggio degustativio, dove poter assaporare le migliori specialità di primi piatti creativi, regionali, tradizionali, oltre alle scuole di cucina tenute dai più quotati chef italiani e alle tante iniziative collaterali
FOLIGNO (PG) - Spegne dodici candeline l'ormai celebre appuntamento dedicato al mondo dei primi piatti che tutti gli anni anima il centro storico di Foligno (Pg). Dal 23 al 26 settembre si accenderanno infatti le luci sulla nuova edizione de I Primi d'Italia, il Festival nazionale dei primi piatti organizzato da Epta Confcommercio.

Per quattro giorni le location medioevali del centro storico folignate si animeranno con gli originali villaggi degustativi per un viaggio, nell'Italia del gusto, dedicato a riso, pasta, polenta, zuppe, gnocchi, formati regionali, ricette della tradizione e piatti creativi.

Diciassette location proporranno, nella quattro giorni non stop del gusto più famosa d'Italia, assaggi dedicati al piatto principe delle nostre tavole. Come sempre non mancheranno le scuole di cucina tenute dai grandi chef italiani che, partendo da semplici lezioni/degustazioni, proporranno anche veri e propri master (guidati quest'anno da Chicco e Bobo Cerea del Ristorante Da Vittorio di Brusaporto e da Alfonso Caputo della Taverna del Capitano di Massalubrense) capaci di appassionare un pubblico eterogeneo composto da curiosi, semplici appassionati o esperti.

Torneranno anche nell'edizione 2010 gli appuntamenti "A tavola con le stelle" in cui si potranno gustare menu completi a base di primi piatti firmati da chef stellati. Due i protagonisti di quest'anno: Gaetano Trovato del Ristorante Arnolfo di Colle di Val d'Elsa e Marco Gubbiotti de La Bastiglia di Spello.

La novità di quest'anno sarà invece "il piatto dell'Unità d'Italia a tavola", realizzato con un prodotto tipico di ciascuna delle venti regioni italiane, che sarà elaborato e fatto degustare nel corso dell'evento.

In tema di tipicità gli "Itinerari del gusto" di piazza della Repubblica proporranno sedici incontri formativi, insieme a personaggi del mondo della cucina e dello spettacolo come Andy Luotto, Wilma De Angelis e Anna Moroni, in cui i protagonisti saranno dal pizzocchero alle orecchiette pugliesi, dal tartufo al pesce azzurro.

E se la corte di Palazzo Trinci proporrà, come di consueto, il grande mercato della pasta e le gallerie dei formati speciali e regionali, non mancheranno momenti di musica e di divertimento con spettacoli gratuiti inseriti nel programma della manifestazione (tra gli ospiti anche Dario Ballantini e I Fichi d'India).

Oltre a uno spazio dedicato ai bambini (I Primi d'Italia junior) che proporrà attività ludiche e di animazione, il programma prevede un ricco calendario di mostre, seminari ed attività culturali che quest'anno troveranno spazio nel Palazzo Candiotti. Fulcro di cultura, arte e alimentazione ospiterà momenti legati alla lettura (Libri da gustare), alla moda (sfilate con abiti di pasta, sculture e gioielli di pasta), al cinema, al bon ton con un unico denominatore comune: il mondo dei primi piatti.
da Italia a Tavola Network
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Gnocchi alla romana


Gnocchi alla romana
  • Difficoltà: Media
  • Cottura: 30 min
  • Preparazione: 15 min
  • Dosi per 4 persone
  • Costo:

Nota Aggiuntiva: + il tempo di raffreddamento del semolino


gnocchirom_ingr_ric.jpg
Gli gnocchi alla romana, sono un primo piatto di origine laziale, il cui nome è entrato nella cucina internazionale per identificare dei dischetti tondi di semolino, che viene cotto nel latte e arricchito da formaggio e tuorli d'uovo; questi deliziosi dischetti vengono successivamente disposti in teglia con burro e formaggio,gratinati al forno e serviti caldissimi.


Ingredienti


■ Preparazione


Per preparare gli gnocchi alla romana, ponete il latte in un tegame sul fuoco, unitamente a una noce diburro, ad un grosso pizzico di sale, e alla noce moscata; appena bollirà versatevi a pioggia il semolino, mescolando energicamente con una frusta, per evitare la formazione di grumi.

gnocchi_romana_1_ric.jpg

Cuocete il composto a fuoco basso per qualche minuto, fino a che il semolino di addensi, dopodiché togliete il recipiente dal fuoco ed incorporate al composto 80 gr di parmigiano reggiano grattugiato e idue tuorli.

gnocchi_romana_2_ric.jpg


Versate ilcomposto ottenuto in una teglia capiente (preventivamente bagnata o oliata) e dai bordi bassi, elivellatelo con l’aiuto di un coltello bagnato, ottenendo uno strato di circa 1 cm.

gnocchi_romana_3_ric.jpg

Non ti basta?

Cerchi altri primi piatti?
Prova il ricettario del Forum

Accendete il forno a 200°.
Non appena il semolino si sarà raffreddato, con l’aiuto di un bicchiere, una tazzina o un tagliapasta di forma tonda, ricavatene tanti dischi del diametro di circa 5 cm, che andrete ad adagiare in una pirofila precedentemente imburrata, sovrapponendo leggermente un disco all’altro.

gnocchi_romana_4_ric.jpg

Quando avrete sistemato tutti i dischi nella pirofila, , cospargete la superficie con il parmigiano e ilgruyère grattugiato, fondete il burro rimasto e irrorate per bene la preparazione.

gnocchi_romana_5_ric.jpg

Mettete la pirofila nel forno già caldo e lasciate gratinare per circa 20-25 minuti, finchè si formerà una bella crosticina dorata.


■ Consiglio


Gnocchi_romanafile_ric.JPG

Se quando dovrete livellare il semolino nella teglia, non vi troverete bene ad usare il coltello, provate a fare questa operazione bagnandovi le mani e premendo con il loro palmo: otterrete un ottimo risultato in minor tempo!
Quando taglierete lo strato di semolino per ricavarne dei dischi, preparate vicino a voi un piattino da caffè con dentro un pochino d’olio che vi servirà per immergervi i bordi del tagliapasta, in modo che il disco di semolino non vi resti attaccato, ma si estragga facilmente.


■ Curiosita'


Anche se l’inequivocabile nome “Gnocchi alla romana”, fa chiaramente trasparire la sua appartenenza regionale, pare che ci siano pareri discordanti sulla nascita di questo piatto, che per molti sembrerebbe di derivazione Piemontese, soprattutto per l’abbondante uso di burro. Buon appetito!Wink
giallo zafferano



Modificato da 911 - 06 Aug 2010 alle 10:51
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