QuotaRispondiTopic: La nascita di Israele e la diaspora palestinese Postato: 08 Jun 2010 alle 14:54
La nascita di Israele e la diaspora
palestinese
L'inizio del conflitto mediorientale
Il dramma del popolo ebraico, scappato dalla follia
distruttiva del nazismo, coincise purtroppo con il dramma di un altro
popolo, quello palestinese, costretto a lasciare la propria terra. Al
tempo stesso, la diaspora palestinese divenne una vera e propria
miscela esplosiva, innescando uno dei conflitti più complicati e
drammatici dal dopoguerra ad oggi...
La nascita di
Israele
Il 13 maggio 1947, in sede ONU fu istituito il
Comitato UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine,
Commissione Speciale delle Nazioni Unite sulla Palestina).
Cartina della ripartizione ONU del 1947
Undici paesi
(Australia, Canada, Guatemala, India, Iran, Paesi Bassi, Perù, Svezia,
Cecoslovacchia, Uruguay, Jugoslavia: nessuna di queste era tra le
potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale) diedero vita ad un
secondo piano per la ripartizione della Palestina.
La seconda
ripartizione della Palestina garantiva ancora più territorio alla
popolazione ebraica, incontrando così l'ennesimo rifiuto da parte araba.
La
riposta israeliana, però, fu netta: il 15 maggio 1948, Ben Gurion,
all'epoca a capo dell'Agenzia Ebraica, proclamò a Tel Aviv la nascita
dello stato ebraico, subito riconosciuto da Stati Uniti e Unione
Sovietica.
Molte delle popolazioni non
ebree che vivevano nelle aree israeliane furono costrette a lasciare le
loro case, spaventati dalle violenze di gruppi sionisti e dell'esercito
del nascente Stato. Cominciò, così, la diaspora palestinese.
La
diaspora palestinese
Dal dicembre 1947 al gennaio 1949
il numero dei rifugiati palestinesi, infatti, passò dalle 520 mila unità
a circa un milione. I ricchi mercanti e i capi villaggio si spostarono
da città come Tel Aviv e Gerusalemme per riparare nei paesi confinanti,
per lo più Egitto, Libano, Giordania.
Più di un quinto dei
palestinesi abbandonò il suo territorio, circa 100 mila andarono in
Libano, 100 mila in Giordania, circa 90.000 in Siria, 10mila in Egitto e
4.000 in Iraq.
La classe media riparò verso città interamente
arabe, in particolar modo Jaffa e Haifa, mentre i contadini (fellahin)
finirono nei campi dei rifugiati delle Nazioni Unite. In Israele
rimasero circa 150.000 arabi, un ottavo della popolazione araba
dell'epoca.
Le terre degli arabi furono confiscate e buona parte
degli agricoltori finirono con diventare lavoratori sottopagati nelle
fabbriche israeliane.
Come cittadini di Israele, in linea
teorica, i palestinesi avevano garantiti gli stessi diritti civili e
religiosi degli ebrei, in realtà, fino al 1966 vissero sotto una
giurisdizione militare che imponeva severe restrizioni sulla libertà di
movimento.
Come cittadini di Israele, in linea teorica, i
palestinesi avevano garantiti gli stessi diritti civili e religiosi
degli ebrei, in realtà, fino al 1966 vissero sotto una giurisdizione
militare che imponeva severe restrizioni sulla libertà di movimento.
Alcuni
di questi riuscirono ad inserirsi all'interno della società israeliana,
sia da un punto di vista economico che politico, partecipando
attivamente alla vita israeliana.
In generale, però, i
palestinesi che vivevano in territorio israeliano rimasero isolati
rispetto a coloro i quali vivevano in Cisgiordania o nella striscia di
Gaza, entrambe poste sotto il controllo egiziano fino al 1967.
La
vita, sociale ed economica, delle popolazioni arabe, infatti, si spostò
verso la parte ovest del fiume Giordano, in quell'area che oggi è la
Cisgiordania (in inglese, West Bank), dove cercarono rifugio circa
300.000 parsone.
Mentre nell'attuale striscia di Gaza si
riversarono dalle 160 mila alle 190 persone, rendendo quel fazzoletto di
terra a ridosso del mar Mediterraneo (lunga 40 chilometri e larga solo
8) una delle aree più popolose al mondo.
La presenza palestinese
nei confinanti paesi mediorientali alterò l'equilibrio dell'intera
regione, in particolar modo in Giordania e in Libano.
In
Giordania, infatti, gli esuli palestinesi (che rappresentavano ben due
terzi dell'intera popolazione giordana) ricevettero immediatamente la
cittadinanza, causando il malcontento della abitanti locali.
Negli
anni '70, inoltre, ci furono durissimi scontri tra le milizie di re
Hussein e i gruppi armati palestinesi, i quali minacciavano di
impossessarsi del paese.
In Libano, invece, la presenza
palestinese portò ad una serie di conflitti che insanguinarono il sud
del paese per buona parte degli anni '80.
Intanto, a partire dal
1957, anno della crisi del Canale Suez, la presenza israeliana,
supportata da Francia e Gran Bretagna, divenne sempre più massiccia,
tanto da invadere la Striscia di Gaza e la penisola del Sinai, e
allargare i propri confini.
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